Abbiamo incontrato Filippo Donati, candidato sindaco per la lista civica Viva Ravenna.
Quali sono i pregi di Ravenna che non vengono valorizzati e cosa potrebbe diventare in futuro Ravenna?
Partendo dalla mia professione che svolgo da circa 40 anni, mi sono chiesto come una città che ha ben otto siti UNESCO, praticamente unica in Europa e forse nel mondo, riesca a realizzare solo 500.000 presenze di turisti all'anno. Per diversi anni ho ricoperto ruoli di rappresentanza sindacale, prima come Presidente Regionale degli Albergatori, poi come Presidente Nazionale con due mandati a Roma, rientrato in Emilia Romagna come Presidente Regionale di Assoturismo, avrei ancora due anni di mandato ma mi è stata fatta questa proposta. Ovviamente io ho accettato a delle condizioni che state vedendo in questi giorni, questa campagna elettorale non è fatta di urla e di schiamazzi come quella di 5 anni fa dove c’erano meno candidati. Avere più candidati è positivo perché consente una maggior scelta per gli elettori, può essere negativo perché crea più confusione all’elettore ed è una sconfitta per la politica, alla quale io non sento di appartenere, anche se comunque dovrò avere a che fare con due partiti come Fratelli d'Italia e Lega che mi sostengono tramite i loro segretari locali, regionali e nazionali.
Questa città ha potenzialità enormi, ha un mare, ha un porto
che la serve, sia turistico che commerciale, è vicinissima a importantissimi
centri punto di riferimento come Venezia, come Bologna, come Firenze. La stessa
Rimini, che è una delle capitali mondiali del turismo, è molto vicina, anche se
questa vicinanza ha un po’ inquinato il nostro sistema turistico, perché spesso
i turisti da Rimini raggiungono Ravenna in giornata, sfruttano quello che
abbiamo da offrire in città e poi tornano a dormire a Rimini.
Sono convinto che siano troppi anni che lo stesso gruppo di potere
che governa questa città, si è dimenticato del valore di Ravenna. Io sono
convinto che una sconfitta del centro-sinistra oggi possa fargli bene, perché gli darebbe la possibilità di guardarsi allo
specchio e di rimisurare le proprie forze, capire le proprie competenze, perché
siamo arrivati a un punto in cui il Partito Democratico è diventato l’economia
della città e questa cosa non va bene. Così come non va bene una situazione
nella quale io trovo dei candidati importanti forti, poi questi candidati a
pochi giorni dalla accettazione della candidatura, fanno un passo indietro perché
sono stati chiamati privatamente e si sono sentiti dire lascia stare non è il
caso, si capisce che c’è qualcosa che non funziona a Ravenna anche dal fatto
che oltre al candidato Michele de Pascale ci sono altri 10 candidati.
Sono andato a vedere a Pontenuovo le strade in cui i
cittadini chiedono da 30 anni un marciapiede e nessuno ha fatto niente. La mia
campagna elettorale, buona parte, la sta facendo ciò che non è stato fatto da
de Pascale e non accetto sentir dire che ci son voluti 5 anni per abituarsi a
una città grande come Ravenna.
Che rapporto vuole avere con i giovani, che sono i più difficili da coinvolgere nella vita cittadina?
I giovani sono i meno interessati alla vita cittadina, ma quelli interessati sono i più interessanti e sono quelli che mi permettono di capire che devo fare le cose con grande equilibrio, senza scelte troppo devastanti o impattanti.
Noi abbiamo i consigli territoriali che in questo periodo mi
stanno dicendo che non hanno ricevuto ascolto da parte del comune. Ai consigli
territoriali bisogna dare dignità. Ci sono scelte che non sono né di destra, né
di sinistra, ma scelte del buon senso.
Fra me e de Pascale c’è un dato differenziale: lui lavora
per un partito, io lavoro per la mia città. Lui deve fare carriera politica e
ciò non gli permette di avere un approccio deciso di fronte a certi argomenti.
Di che cosa hanno bisogno i giovani dalla politica di un sindaco di una città come Ravenna?
Intanto un sindaco deve avere all’interno del suo staff un
team di giovani e io nella mia lista ho un ragazzo che fa il Liceo Classico e
una ragazza pallavolista di 23 anni, che adesso studia al Politecnico di
Milano. È chiaro che i giovani non sono tutti uguali, ad esempio ho parlato con i writers e mi hanno detto che si sentono frustrati perché non hanno zone a
disposizione, mentre ci sono molti operatori che hanno riportato la
presenza di diverse zone di degrado, dove servirebbe la presenza dei writers. Un
sindaco deve quindi cercare un punto di incontro tra le due cose ad esempio.
Ci sono invece i giovani che hanno esigenze sportive e si
sentono frustrati perché non possono permettersi di pagare per lo sport. Dovremmo
allora creare delle borse di studio per gli atleti, come in America.
Per i giovani devi creare dei trasporti pubblici funzionanti perché
non puoi permetterti di lasciarli bloccati lontano da casa. Inoltre, devi
controllare quante persone ci sono sui un mezzi di trasporto perché non possono
essere pieni di gente.
I giovani devono trovare degli spazi, noi abbiamo trovato,
soprattutto nelle zone della Darsena, dei partner che ci aiuterebbero a creare
delle zone di co-working, co-studing mettendo la fibra ad alta velocità e
mettendo a disposizione delle tecnologie avanzate per studiare.
Inoltre, vogliamo allungare gli orari nelle librerie e nelle biblioteche.
E invece nel rapporto tra i cittadini più giovani e i più anziani?
Gli anziani hanno delle esigenze diverse dai giovani, ad esempio non piace il rumore. Io credo che trovando la giusta misura nelle regole, possa esistere una convivenza. È chiaro che come bisogna tenere conto delle esigenze dei giovani, bisogna tener conto delle esigenze degli anziani.
A Ravenna c’è un aumento dell’età media fra i turisti, statistica di cui il Comune non tiene conto. Quindi bisogna fare una città sicura per i turisti anziani, una città protettiva. Noi, infatti, vogliamo creare la linea U, che unisce i siti Unesco che sono nel centro storico, evitando agli stranieri il problema di dover percorrere 4 chilometri per vedere i monumenti. Poi ci piacerebbe ridurre l'impatto ambientale, offrendo navette gratuiti ai turisti che arrivano a Ravenna in treno. Sempre per l'ambiente, noi abbiamo già un accordo con una major che produce auto elettriche e vorremmo far trovare alle persone che vengono in vacanza a Ravenna in treno, una smart elettrica con 150 chilometri di autonomia. Mi piacerebbe giocare dei jolly non solo nel turismo, ma anche nella sostenibilità ambientale.
Noi vogliamo lavorare anche per sostenere le persone con disabilità.
Ha incontrato delle difficoltà nella vita di tutti i giorni da quando ha deciso di candidarsi?
Ho riflettuto 10/15 giorni prima di accettare la candidatura, parlandone con i miei figli, la mia compagna e mia mamma. Non ho incontrato difficoltà. L’unica cosa che mi sta amareggiando è aver visto delle persone, che ritenevo buone conoscenze, farsi fregare dall’ideologia e considerarmi razzista, fascista o omofobo, quando per me è esattamente il contrario.
Il mio motto è “Male non fare, paura non avere” e non avendo
fatto male, penso di non aver paura. Mi è dispiaciuta qualche uscita contro di
me di alcuni miei amici sui social.
Il luogo di Ravenna a cui è più legato?
Piazza San Francesco.
Mio papà aveva un negozio in via
Corrado Ricci e il mio campo verde era Piazza San Francesco. Da ragazzo andavo
lì a giocare a calcio. A 11 anni giocavo agli “scalatori” che consisteva
nello scalare la Tomba di Dante. Io lì ho i ricordi più belli, i ricordi della
mia infanzia.
Un altro posto importante per me era il campo da calcio dei Salesiani, dove
andavo a giocare il sabato. Mi ricordo che c’era padre Mariano ad arbitrare le
partite e non faceva mai vincere nessuno.
Altri interessi oltre alla politica?
Lavoro 22/24 ore al giorno, nel mio albergo, quest’anno il mio investimento è stato pagare qualcuno per sostituirmi durante la campagna elettorale.
Più che interessi ho avuto altre pulsioni che non preferisco
raccontare. Diciamo che in città, se c’è da aiutare non mi tiro indietro.
Un messaggio da lanciare ai cittadini?
Intervista a cura di Mattia Karol Giannetto e Lia Bassi.

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