Abbiamo incontrato il candidato di Potere al Popolo, Gianfranco Santini.
Perché ha deciso di candidarsi?
Calcola che il mio impegno politico è nato quando sono diventato rappresentante di classe, ai tempi era molto diverso rispetto al ruolo che conosciamo oggi: eri il sindacalista degli studenti.
Ho militato nel movimento studentesco e sono diventato rappresentante d'istituto. A causa della leva obbligatoria sono dovuto entrare nei militari e mi sono ritrovato a rappresentare i miei commilitoni, svolgendo una carica ufficialmente inesistente. Una volta finito il militare sono entrato nella federazione giovanile comunista e da quel momento ho continuato la mia carriera politica nel P.C.I. e nei partiti di sinistra figli del P.C.I., fino a quando mi son trovato nel PD, dove però non mi son riconosciuto. Son stato fermo qualche anno, fino al mio ingresso in Ravenna in Comune.
Ho contribuito alla fondazione di Potere al Popolo nel 2017. Io quindi mi sono candidato sindaco unicamente per far sbarcare gli ideali del partito nell’amministrazione di Ravenna.
Non credo nel ruolo del leader ma credo nella collettività.
Cosa significa essere di sinistra nel 2021?
La sinistra moderna (PD) non più ha più gli stessi valori di un un tempo. Il PD, di oggi, si schiera in modo ambiguo nei confronti dei cittadini, mentre la mia sinistra si schiera con chiarezza dalla parte delle fasce deboli della popolazione, rappresentando tutti quei giovani e quei lavoratori che, causa precarizzazione, non hanno più certezze del futuro.
Siamo favorevoli a un cambiamento concreto nell'ambito della transizione ecologica e nel recupero delle periferie, investendo sia nella qualità degli ambienti e di conseguenza anche nella qualità della vita di tutta quella gente che non ha l'opportunità di partecipare ad attività costruttive.
Qual è il problema degli stagionali?
I lavori stagionali, credo, siano fondamentali per dare un contributo ulteriore all’economia turistica nella nostra riviera. Un tempo permettevano, anche, ai giovani di lavorare all’interno delle aziende di famiglia in campagna. Noi davamo un aiuto alla famiglia, che ci ricompensava attraverso uno stipendio (la paghetta), con il quale, durante il resto dell’anno, pagavamo cinema e discoteca.
Il problema è lo sfruttamento del lavoro stagionale da parte di alcuni imprenditori, che stipulano contratti part-time, negando giorni di riposo e con paghe bassissime, allontanando i giovani da una realtà che dovrebbe essere ben diversa da questa semi-schiavitù.
Se dovesse essere eletto cosa farebbe come prima cosa?
Mi concentrerei sulla transizione ecologica. Per gli edifici incentiverei una politica di ristrutturazione ecologica controcorrente sfruttando l'energia di pannelli solari.
Che rapporto instaurerebbe invece con i cittadini soprattutto i più giovani che difficilmente riuscirebbero a inserirsi nella vita cittadina?
Oggi la democrazia funziona attraverso un sistema di delegazione e di deresponsabilizzazione del cittadino. Il cittadino non interviene mai direttamente nel dibattitto, influenzando concretamente le decisioni politiche, ma si limita ad esprimere un opinione al bar con gli amici e ad avere un'ideologia che potrebbe essere conforme con quella di qualche partito, che allora verrà votato. Sono convinto che la democrazia debba coinvolgere il cittadino nelle decisioni maggiori e che si debba istituire un gran numero di assemblee, dove tutti possano partecipare per scegliere il futuro della comunità insieme. Questa è la mia idea di cittadinanza attiva, rivolta a tutti e anche ai giovani.
Il luogo di Ravenna a cui lega i ricordi più belli?
Sicuramente il luogo a cui lego i più bei ricordi della mia fanciullezza è Borgo San Rocco, dove sono nato e cresciuto. Un altro pezzo del mio cuore è riservato alla montagna, dove cerco di andare ogni volta che mi voglio regalare una pausa per staccare dalla frenesia della società odierna.
Cosa le piaceva fare da giovane a Ravenna?
Io e il mio gruppo di amici, insieme alle prime ragazze, ci trovavamo nel parcheggio della COOP il sabato sera e andavamo a ballare, oppure andavamo al cinema, in base alla disponibilità economica, venendo noi da famiglie con reddito basso.
Apprezzavo molto la disco music, il rock e la new wave. Amavo i Clash, che per me sono stati sempre un punto di riferimento, sia musicale che politico.
Una citazione che ricorderà per sempre?
"Si vince e si va avanti solo se si è uniti" del grande Enrico Berlinguer, figura che ha condizionato il mio schieramento nel Partito Comunista, in un ambiente familiare non comunista.
Mi rendo conto che è necessario un enorme impegno da parte di tutti per realizzare l’unione della sinistra, che oggi è una meta lontana.
Pregio e difetto?
I miei pregi sono l’empatia e essere sempre ottimista. Ho sempre il sorriso e un approccio cordiale con chi mi sta davanti.
Un mio difetto è la testardaggine, mista all’orgoglio per ciò che sono e per ciò in cui credo, caratteristiche che in realtà ritengo positive. Non sono però, una persona che impone agli altri la propria volontà, che non ascolta e che ignora le idee altrui, ritenendole stupide, come farebbe uno come Sgarbi.
Sono convinto che la politica non sia fatta da ultras che gridano il loro slogan senza badare al resto come appare oggi sia in parlamento che sulle piattaforme social.
Un opinione sul green pass?
Questo lo ritengo un tema molto delicato. Sono d’accordo con l’obbligo vaccinale, in quanto necessità per tutti, indipendentemente dalle opinioni personali. Non sono d’accordo con il green pass, nel momento in cui diventa motivo di discriminazione all’interno dell’ambiente di lavoro o di altri ambienti sociali.
Cosa ne pensa sulla sanità e sull’istruzione italiana?
L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo che mantiene ancora questi due settori pubblici. A causa covid, nell'ambito della sanità si è ricorsi a una parziale privatizzazione mentre fortunatamente abbiamo ancora una scuola quasi totalmente pubblica.
Un messaggio che vorrebbe mandare ai cittadini?
Il mio appello va a coloro i quali si sono stufati di votare il meno peggio e di votare per delegare. A queste persone noi chiediamo fiducia, per poterci dare la possibilità di cambiare questo sistema. Inoltre Potere al Popolo è sempre stato coerente nelle sue scelte e continuerà ad esserlo indipendentemente dal successo che avrà. Il nostro scopo ultimo è risvegliare i cittadini e cambiare il modo di far politica. Ci rendiamo conto che come partito non siamo grandi e che siamo lontani da questo obiettivo, ma allo stesso tempo non ci possiamo esentare dallo scendere in campo per denunciare ed evitare che la politica peggiori ancora di più.
Intervista a cura di Mattia Karol Giannetto, Paolo Arfelli e Simone Manno.

Ciao ragazzi, grazie e spero di rivedere vi presto.
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